Così cercai il lume.
In una terra antica di silenzi
dove il timore aveva nome e legge.
Nacqui senza clamore
tra libri chiusi e porte socchiuse.
La città parlava a bassa voce
e ogni parola portava un’ombra.
Dicevano:
il suolo forgia gli uomini,
il clima piega il pensiero,
i costumi sono lacci invisibili.
Ma io vedevo scintille accendersi
tra tavoli colmi di carte e vino.
Accadèmie e conversazioni,
nomi sussurrati come brace viva.
Non era rivolta.
Era studio.
Non era scandalo.
Era dubbio.
Sotto il peso d’un secolo austero
qualcosa mutava senza clamore,
come vento che cambia direzione
senza spezzare gli alberi.
Lume, lume dentro me,
non sono nato per tacere.
Lume, lume arderà,
non saprò mai tacere.
Avevo visto la paura farsi dottrina,
il rogo chiamarsi zelo,
il nome di Dio
usato come freno.
Ma sotto un Prìncipe diverso
la città respirava più larga.
Non solo disciplina e censura,
ma libri, lettere, idee in viaggio.
Chi parlava per fanatismo
trovava meno ascolto.
Chi cercava la verità
non restava più solo.
Non conoscevo ancora il prezzo
di quella fiamma sottile.
Ignoravo i volti dei giudici.
Ero soltanto un uomo giovane
che imparava a pensare
senza chinare il capo.
Lume, lume dentro me,
non sono nato per tacere.
Lume, lume arderà,
non saprò mai tacere.
Non nacqui per sfidare il buio.
Nacqui per comprendere.
Ed è comprendendo
che la mia voce trovò forma.