Non chiamatemi santo.
Non chiamatemi martire.
Chiamatemi:
Voce.
Ho conosciuto chiavi e ferro,
la prigione che stringe il fiato,
il giorno che entra a righe sul muro.
Mi chiedevano nomi e simboli,
non per capire
ma per legare.
E io, malato e lucido,
imparai a pesare le parole
come pane
in tempo d’assedio.
Non era il segreto il peccato,
era la porta che si apriva:
stanze,
libri,
conversazioni.
Idee che passano di mano
come brace sotto la cenere.
Non si spegne il lume
non lo spegnerete mai
Non si spegne il lume
anche se bruciate i libri ormai
Reprimete pure le voci:
non lo spegnerete
mai.
Poi venne il peggio:
non il carcere,
ma il silenzio.
Il rogo dura poco,
il fumo si perde,
resta il mondo
a fingere.
Mi tolsero dagli scaffali,
dalle liste,
dalle bocche.
Mi fecero piccolo:
omissioni,
note a margine,
“forse”,
“pare”,
“si dice”.
La menzogna più docile
è quella
che non grida.
Non si spegne il lume
non lo spegnerete mai
Non si spegne il lume
anche se bruciate i libri ormai
Reprimete pure le voci:
non lo spegnerete
mai.
Non cercate il mio volto
in una nicchia di pietra.
Cercatemi nel gesto minimo:
quando difendi una voce
che non ami.
La tolleranza
È una mano aperta
quando tutti
stringono il pugno.
Potete chiudere una porta.
Potete imprigionare un uomo.
Ma non spegnerete
il pensiero
che ha visto la luce.
Perché il lume
non appartiene
a chi lo accende.
Non si spegne il lume
non lo spegnerete mai
Non si spegne il lume
anche se bruciate i libri ormai
Reprimete pure le voci:
non lo spegnerete
mai.
Non temete per me.
Io,
Tommaso Crudeli,
ho fatto
la mia parte.
Temete il giorno
in cui nessuno
avrà più il coraggio
di tenere vivo
il Lume.